Clarianne – Un romanzo struggente di Nelly Morini

“Fu la prima ad accogliermi quando andai ad abitare nella nuova casa. Mi portò dei funghi fritti, avevo quasi paura a mangiarli che potessero essere velenosi. Lei era una donnina così particolare, un’erborista, che faceva massaggi ai piedi…”. Nelly Morini racconta così il primo incontro con “Clarianne”.

Ci sono persone che entrano in punta di piedi nella vita di qualcuno, silenziosamente, e la arricchiscono. Portano con loro momenti spensierati di chiacchiere e passeggiate ma anche drammi laceranti e segreti. Quella della donna di cui parla Nelly Morini non è affatto una favola. È il racconto quieto e triste di una vita segnata da una tragedia giovanile e da poche gioie. E proprio nel momento in cui poteva finalmente arrivare un po’ di serenità, l’arrivo inesorabile della malattia.

In “Clarianne. Frammenti di una vita” vengono ripercorse le tappe della vita di un’amicizia durata quarant’anni. “Lei mi ha dato tanti spunti, non sempre allegri”, Morini ricorda con affetto l’amica, scomparsa da qualche anno, la Vigilia di Natale, inghiottita dall’Alzheimer.

Il libro si occupa con garbo di questa malattia tremenda. “Nel prologo, quando lei cominciava a dimenticare, io iniziavo a ricordare, ha scritto Annalina Molteni. Conoscevo naturalmente l’Alzheimer ma mai mi ero trovata ad avere a che fare con qualcuno inghiottito da questa malattia tremenda. Clarianne era una donna dal cervello aperto, remissiva, buona. L’ho vista cambiare del tutto”.

Morini racconta con il suo stile pacato e fluido una vita segnata da una violenza. La giovane Clarianne fu vittima di un bruto che la violentò, mettendola incinta di due figli cui dovette rinunciare, perché giovane, incompresa e povera. Fu l’episodio che segnò la sua esistenza: quel terribile segreto lasciò una donna quieta, mite, triste, rassegnata alla vita. Nella narrazione colpisce la tristezza di fondo che ha accompagnato la protagonista, quasi come se la vita l’avesse già sconfitta e lei non riuscisse a reagire. Dal lavoro al matrimonio, al trasferimento in Ticino, l’impressione è che Clarianne non abbia mai la forza di decidere e desiderare (a parte ritrovare i figli), che si lasci trascinare dagli eventi.

Nel cuore ci furono sempre i suoi due figli gemelli, cresciuti con la sorella, senza mai sapere la verità. L’unico momento d’amore fu un bacio ricevuto a tradimento da quello che diverrà suo marito, un uomo che in realtà null’altro voleva che circuirla. Lo sposò, lo seguì in Ticino, senza, da quanto appare, nemmeno volerlo veramente. Da lui subì violenze per anni.

“Nel mio passato c’è una storia di violenza familiare, mio padre maltrattava me e mia madre”, spiega Morini. “Vidi molti episodi legati a Clarianne e al marito. Penso a una sera, di cui parlo nel libro, in cui lei era malata e lui, che pure era uno chef di grido, la obbligò ad alzarsi per cucinare la cena, salvo poi gettargliela in faccia perché non gli piaceva. Quell’uomo, un autentico lazzarone, la soggiogava. Io e un’altra amica vedevamo quanto soffriva e riuscimmo a liberarla. Il messaggio che desidero far passare è che non bisogna mai accettare la violenza. Mai e poi mai!”.

La forza dell’amicizia riuscì a far evadere Clarianne da quella prigione. Colpisce in particolare il racconto di una sera in cui Riccardo, il marito, le versò una pentola di minestra calda sul capo, bruciandola. Emerge la disperazione senza soluzione della donna, vittima di un carnefice che pare godere a infliggerle dolore e umiliazione. Un autentico pugno nello stomaco.

Quella di Clarianne, come detto, è una vicenda terribile. Oltre alla rassegnazione di fondo della sua esistenza, ogni volta che pare possa esserci una svolta positiva, non si concretizza mai. Quando decise di far sapere ai suoi figli la verità, quel segreto tenuto celato dentro di sé per anni, derisa dal marito, ignorata dalla famiglia, loro non ne vollero sapere di lei. “Io e l’altra amica, che nel libro si chiama Astrid, sapemmo dopo tanti anni che aveva due gemelli. Mi fece un effetto stranissimo. La nostra amica si arrabbiò, chiedendole perché non ce ne avesse parlato. Io la capivo: non aveva potuto farlo, aveva vergogna e paura che non la volessimo più vedere. Conobbi i figli solo verso la fine, quando vennero a vederla. Ma lei era già ammalata”.

L’Alzheimer infatti si portò via, a poco a poco, quella donnina tranquilla. Straziante è la scena in cui, dopo anni di attesa, la figlia le è a fianco: ma Clarianne non la può riconoscere. Morirà senza sapere che Paul e Greta le fecero visita.

“Quando poteva respirare, dopo aver lasciato il marito (e trovato un lavoro soddisfacente e sicuro) arrivò la malattia. Un altro messaggio che desidero far passare è che nella vita non c’è niente di certo”, riassume Morini.

Secondo l’autrice, per raccontare, bisogna partire dalla propria vita, che offre sempre spunti, arricchendola poi con la fantasia. Così nascono i suoi libri. E ci svela come sta concludendo un nuovo romanzo, basato su un fatto sentimentale accadutole in gioventù.

Lo stile della scrittura è fluido e risponde perfettamente all’intento dell’autrice di rivolgersi in modo chiaro e comprensibile a chiunque. Porta con sé una pacatezza e un fil rouge di tristezza, le caratteristiche che accompagnano Clarianne in tutta la sua vita. Di lei resta il tenero ricordo dell’amica Nelly, suo unico vero affetto con l’altra protagonista, delle passeggiate e delle domeniche passate insieme.

 

Paola Bernasconi

Nelly Morini, Clarianne. Frammenti di una vita, Flamingo Edizioni, Bellinzona 2021

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