Viaggio al centro della Terra – Jules Verne

A destra, a sinistra, in alto, in basso non c’era alcuna via d’uscita. Eravamo arrivati in fondo a un vicolo cieco. «Ebbene! Tanto meglio!» Esclamò mio zio. «Ora per lo meno so come agire. Non stiamo percorrendo la strada di Saknussemm e non ci resta che tornare indietro.» «Riposiamo una notte ed entro tre giorni saremo ritornati alla biforcazione delle due gallerie.» «Sì,» risposi, «se ne avremo la forza.» «E perché no?» «Perché domani mancherà completamente l’acqua.» «E mancherà anche il coraggio?» Chiese il professore guardandomi in modo arcigno. Non tentai neanche di rispondergli.

C’è stato un momento nella storia della letteratura in cui l’avventura smise di essere soltanto evasione, e divenne esplorazione della conoscenza. Viaggio al centro della Terra, pubblicato nel 1864, rappresenta esattamente quel passaggio: un’opera che fonde il fascino dell’ignoto con la tensione scientifica del XIX secolo.

Il brillante professor Otto Lidenbrock scopre un messaggio cifrato in un vecchio libro e decide di intraprendere una spedizione al centro della Terra, passando da un vulcano spento in Islanda. Inizia così un viaggio incredibile tra gallerie oscure, foreste preistoriche, oceani sotterranei e mostri dimenticati.

Ma è nella figura di Axel, giovane e timoroso allievo del professore, che il lettore può veramente immedesimarsi. Axel siamo noi: dubbiosi, incerti, affascinati e spesso sopraffatti da un mondo che si rivela più grande, più profondo e più misterioso di quanto ci aspettiamo.

Verne scrive con un linguaggio limpido ma denso di descrizioni. La scienza è sempre una porta: ciò che si scopre dipende dal coraggio con cui si varca la soglia.

All’epoca della sua pubblicazione, Viaggio al centro della Terra fu accolto con entusiasmo ma anche con sospetto. Troppo ardito, troppo visionario, troppo poco conforme al sapere ufficiale. Eppure è proprio questa tensione tra scienza e immaginazione a renderlo ancora oggi attuale. In un mondo che esplora le galassie e sonda i fondali oceanici, Verne ci ricorda che ci sono ancora mondi da scoprire. Anche sotto i nostri piedi.

Ma il centro della Terra, in fondo, non è solo una meta geografica. È un simbolo. È il cuore oscuro del nostro bisogno di sapere, l’abisso in cui scendiamo ogni volta che scegliamo la curiosità al posto della paura dell’ignoto.

Con Viaggio al centro della Terra, Jules Verne ci sfida a ripensare i confini del sapere. Il centro della Terra diventa così metafora di un punto cieco: ciò che sfugge alla logica, che resiste alla mappatura, che rimane opaco anche alla scienza.

Diego Salvagio

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