Un giorno vidi che il mio amico aveva messo sull’orlo di un pozzo una ciotola, una tazza, una teiera, una scatola di latta quadrata, tutte colme d’acqua, e le osservava attentamente.
Che fai? gli domandai.
E lui, a sua volta, mi fece una domanda.
Quale è forma dell’acqua?
Ma l’acqua non ha forma dissi ridendo: Piglia la forma che le viene data.
Il primo caso non si scorda mai, e quello del commissario Montalbano non fa eccezione. La forma dell’acqua di Andrea Camilleri segna l’inizio di una delle serie più amate della letteratura italiana, un giallo che non è solo un’indagine da risolvere, ma un viaggio nella Sicilia più autentica, tra corruzione, ironia e verità scomode.
Quando un uomo di potere viene trovato morto in una zona malfamata, tutto lascia pensare a una morte naturale. Ma non per Montalbano. Il commissario sente che qualcosa non quadra e, tra mezze verità e giochi politici, inizia a scavare sotto la superficie. La Sicilia è più di un’ambientazione, è un personaggio a tutti gli effetti, con le sue contraddizioni, il suo calore e le sue ombre. In una terra dove la verità assume mille forme, il compito del commissario non è solo scoprire il colpevole, ma capire fino a che punto si può spingere la giustizia.
Camilleri ha un modo di scrivere che cattura fin dalle prime pagine. Ciò che colpisce del suo linguaggio è il perfetto equilibrio tra italiano e dialetto, capace di dare ai personaggi una voce reale e di rendere ogni scena autentica.
I dialoghi sono ironici e naturali, creano momenti di leggerezza anche nei passaggi più tesi. Montalbano è un protagonista carismatico, con un forte senso della giustizia ed una buona dose di cinismo e sarcasmo.
La forma dell’acqua ha scrittura ricca di carattere, perfetta per i lettori detective alla ricerca di ogni indizio.
Diego Salvagio
