Un uomo si allontana dalla civiltà, si ritira in montagna e, dopo dieci anni di solitudine, decide di tornare tra gli uomini per portare un messaggio profetico. Inizia in questo modo Così parlò Zarathustra, il libro più potente di Friedrich Nietzsche. Un’opera visionaria che rompe con la tradizione filosofica e si presenta come un testo poetico e quasi mistico.
Zarathustra ha vissuto dieci anni sulle montagne, lontano dal mondo. Quando decide di tornare tra gli uomini, non porta con sé dogmi o leggi divine, ma un messaggio di ribellione: l’umanità deve superare sé stessa. Deve abbandonare i valori ereditati dalla religione e dalla morale tradizionale. Solo così potrà nascere il superuomo, l’individuo capace di creare da solo il proprio destino. Zarathustra però non è un predicatore sereno. Il suo viaggio è pieno di ostacoli, di delusioni e di scontri con coloro che rifiutano il cambiamento. È un profeta senza fedeli, un maestro che nessuno vuole seguire.
Nietzsche scrive come un poeta, non come un filosofo accademico. Il suo linguaggio è evocativo, potente, pieno di immagini e simboli. Leggere Così parlò Zarathustra non è un’esperienza lineare: è un viaggio, un continuo interrogarsi.
Attraverso Zarathustra, Nietzsche affronta i temi fondamentali della sua filosofia: la morte di Dio, il superuomo e l’eterno ritorno.
Così parlò Zarathustra è il libro perfetto per chi ama la filosofia, ma anche per chi cerca una lettura che vada oltre la semplice narrazione.
Vi scongiuro, fratelli miei, rimanete fedeli alla terra e non prestate fede a coloro che vi parlano di speranze ultraterrene! Si tratta di avvelenatori, che lo sappiano o meno.
Spregiatori della vita, moribondi, essi stessi avvelenati, di loro la terra è stanca: possano scomparire! Un tempo il peccato contro Dio era il peccato più grande, ma Dio è morto e quindi sono scomparsi anche i peccatori. Peccare contro la terra ò ora la cosa più terribile.
Diego Salvagio
