Arrivederci amore, ciao – Massimo Carlotto

Passeggiavo per Milano impellicciata e ingioiellata come una principessa, ma la notte dormivo sola.
Non ho mai smesso di amarlo, però, io sono una di quelle che amano solo un uomo nella vita, e quando me l’hanno ammazzato sono diventata la “vedova”. Per sempre.

Con Arrivederci amore, ciao, il noir puro di Massimo Carlotto si manifesta in tutta la sua durezza. Non c’è spazio per mezze misure, non ci sono tregue né sfumature consolatorie: Carlotto ci offre una storia che taglia come una lama, con la freddezza e l’efficacia di chi sa che non serve aggiungere nulla per colpire al cuore.
Il protagonista, Giorgio Pellegrini, non è solo un antieroe: è l’essenza della disperazione. Ex terrorista rosso, rifugiatosi a Parigi e poi in Centro America per sottrarsi alla cattura dopo un attentato finito nel sangue, Pellegrini torna in Italia dopo anni, deciso a rifarsi una vita. Ma “rifarsi una vita” non significa cercare redenzione o rimediare agli errori del passato. Significa, semplicemente, sopravvivere. E per sopravvivere in un’Italia dove politica, affari e criminalità si intrecciano fino a diventare indistinguibili, bisogna imparare a piegare le regole, o a spezzarle.
Carlotto mette in scena un Paese marcio e spietato. Il suo è un noir profondamente italiano, venato di una mediterraneità che lo rende reale e credibile ai nostri occhi. Le strade che Pellegrini percorre non le conosciamo direttamente, forse non ci siamo mai passati, ma possiamo immaginarle perfettamente: sono le strade della provincia del Nord-Est, tra capannoni industriali e locali di periferia.
Il talento di Carlotto sta nel raccontare non tanto il singolo crimine, ma il sistema, il tessuto sociale impregnato di piccole e grandi complicità, dove il crimine non è un’eccezione, ma una regola. Carlotto non cerca di creare empatia, ma di costringere il lettore a guardare il volto brutale della realtà. Una delle sue intuizioni più amare è la capacità di raccontare come la logica del profitto riesca a penetrare ovunque, persino nei sentimenti. In Arrivederci amore, ciao, anche l’amore diventa merce, strumento, gioco di potere. Non c’è spazio per il romanticismo: c’è solo il calcolo, la sopravvivenza, l’uso degli altri come pedine per raggiungere i propri scopi.
Non c’è redenzione, nessun personaggio buono con cui schierarci. Pellegrini non cerca di cambiare, non chiede perdono. È un uomo che attraversa un mondo dove il cinismo è l’unica arma possibile, dove chi mostra debolezza è perduto.
Arrivederci amore, ciao, non è certamente un noir semplice, è una doccia fredda. Ogni tanto fa bene.

Diego Salvagio

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